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Milano trema, la polizia vuole giustizia

Posted: January 4th, 2012 | Author: | Filed under: poliziesco | Comments Off on Milano trema, la polizia vuole giustizia

Film che ha per protagonista Luc Merenda, con colonna sonora dei fratelli De Angelis, regia di Sergio Martino. Per chi vede polizieschi ci sono tutti gli ingredienti per un filmone che non può non essere visto.

Il film si apre con il commissario, Luc Merenda, che istiga un carabiniere semplice a commettere un illecito in servizio: fumare una sigaretta. Il carabiniere si sta recando a fare un servizio di traduzione. No, nei carabinieri non studiano ancora le lingue straniere (oddio, forse sì, ma non nel caso di questo carabiniere qui), intende dire che sta andando a fare da piantone a dei carcerati che devono essere trasferiti in un’altra prigione. Questi birbanti, gran sorpresa, durante la suddetta traduzione ne combinano di tutti i colori ammazzando praticamente chiunque abbiano davanti. Dopo 5 minuti insomma ci sono già circa una decina di morti.

Caneparo istiga alla delinquenza il carabiniere facendolo fumare in servizio

Quando il gioco si fa duro, si sa, allora si chiama Luc Merenda, che nel frattempo se ne era andato a dormire: risponde a telefono un po’ cacato il cazzo, è tangibile, ma poi il senso del dovere ha la meglio. Il commissario si reca subito in cerca dei neo-evasi insieme a millemila agenti. E’ a questo punto che si scopre che già ai tempi c’erano i giornalisti embedded: gli si avvicina sto tipo che a cacami il cazzo gli dice “commissario, è davvero un bel colpo, ora può puntare ad un passaggio di grado”. Queste sono quelle cose degli sceneggiatori che io non capisco molto. Ma vabbè, poi si capisce che la presenza del giornalista serve a fare da testimone oculare a Luc Merenda che schiatta la capa a proiettili ai due evasi.

"Ho voglia di Milano. Ci manco da tanto tempo."

Chiaramente così facendo fa pigliare collera al suo superiore che gli dice che lui non può fare esattamente quello che gli pare. E qui è già presente  il senso della storia: Luc Merenda ragiona secondo due linee di pensiero semplici. La prima è “occhio per occhio, dente per dente”. La seconda, ancora più raffinata, è “chi da ‘nfacc p’ primm’ da’ ‘nfacc ddoje vot'” (per i non napoletani: chi attacca per primo attacca due volte). Il suo capo invece ragiona secondo una linea guida ancora più semplice: “nun m’ fa fa figur ‘e nient, ca c’stev pur nu giornalist e tu gli hai schiattato la capa a quei due”.

La situazione si complica ulteriormente quando viene ucciso il superiore di cui sopra, collega stretto del commissario. A questo punto Luc Merenda perde la capa, ma intanto l’hanno sospeso dal servizio. Chiaramente, manco a dirlo, vengono arrestati degli anarchici per quest’ultimo omicidio. Manco a dirlo si fanno due mesi di carcere e poi vengono liberati perché innocenti.

Nei mesi in cui il commissario Caneparo (perché questo è il nome del protagonista Merenda) viene sospeso dal servizio decide di fare un’ulteriore passo verso la follia totale e prova ad infiltrarsi in questa organizzazione che fa del terrore uccidendo gente a caso durante delle rapine in banca. E’ in questa fase che fa la conoscenza di Padulo (un personaggio che non fa che ripetere “attenzione che volano bassi”).

Lo spoiler si ferma qui, che poi altrimenti non vi godete il film. Tuttavia è da dire che la polizia, che nel titolo del film vuole giustizia, alla fin fine, a dire il vero, ci fa solo una figura di niente.

Padulo con quelle faine dei suoi uomini di fiducia.

Milano trema è sicuramente da vedere. La trama si fa un po’ sfilacciata da quando il commissario Caneparo decide di darsi alla pazza gioia infiltrandosi un po’ ovunque, dai giri di rapinatori di banche alle case occupate. Tuttavia il film non si fa mai noioso, solo talvolta un po’ nonsense, con delle trovate forse un po’ esagerate in cui sembra proprio che la sceneggiatura sia stata ripresa per i capelli mentre andava alla deriva. Belle le lunghe riprese degli inseguimenti, che però, se posso fare un commento come quello dei critici, a volte risentono di un montaggio un po’ troppo facile (soprattutto nelle scene in cui Caneparo deve mostrare a Padulo la sua abilità di autista. Tra l’altro proprio in una di queste scene si vede l’auto ammaccata sull’anteriore destro o sinistro e poi nelle scene dopo ricompare intatta, un po’ come vi succede quando giocate a Gran Turismo sulla Playstation).

Curiosità:

  • per il servizio di traduzione venivano pagate 1.800 lire
  • Caneparo preferisce “farsi seghe per tre mesi piuttosto che dartelo in questo merdaio”. Parole sue.
  • durante una fuga dopo una rapina sembra di cogliere qualche riferimento alla scena di fuga post-rapina di “Banditi a milano”. Solo che là c’era Gian Maria Volontè (e pure Tomas Millian e Don Backy e Ray Lovelock). Ma poi può essere che questo riferimento non ci sia
  • alcuni fanno notare come alcune scene di inseguimento siano state riutilizzate in “Milano odia, la polizia non può sparare”, di U. Lenzi

 

 


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