dalla A alla Z perché proprio la B?

Colpo rovente

Posted: January 5th, 2012 | Author: | Filed under: poliziesco | Comments Off on Colpo rovente

Film di Piero Zuffi del 1969, con la partecipazione di Carmelo Bene e Barbara Bouchet. La storia è difficile raccontarla, perché personalmente da un certo punto in poi non ci ho capito assolutamente più nulla. In soldoni: un eminente industriale che si chiama quasi come un hamburger, Mc Brown, viene ucciso per strada da uno che impacchetta la pistola dentro una scatola di polistirolo con tanto di imballaggio e fiocchetto. Un poliziotto che è fuori servizio viene richiamato in servizio per risolvere il caso, perché probabilmente è troppo il più bravo di tutti.

I testimoni oculari: in tre di loro non sono capaci di accocchiare una testimonianza.

Ma ben presto viene fuori che il nostro amico richiamato in servizio è in realtà un uomo della narcotici, che aveva già indagato sul proto-hamburger ammazzato per strada. E neanche gli danno il tempo di tornare in servizio che subito arriva un altro morto, un hippy che faceva l’informatore. E stiamo a due.

Poi entra in scena la figlia del tipo ammazzato, una bella tipa, simpatica come una spada piantata all’altezza dell’esofago e si capisce che tra lei e il commissario non corre buon sangue. E che si daranno mazzate di morte. O che scoperanno. O ambo le cose. Per la cronaca, la figlia in questione è Barbara Bouchet.

A questo punto uno si vede il film aspettando la comparsa di Carmelo Bene. Io almeno ho ragionato così, perché un po’ non riuscivo a seguire molto la storia un po’ perché ero incuriosito. E ad un certo punto compare Carmelo Bene che, manco a farlo a posta, interpreta un pazzo furioso. Con il doppiaggio di Ferruccio Amendola.

Carmelo Bene poco prima di fare una fine non proprio bella nel film.

Colpo rovente si presenta con secchiate di atmosfere tendenti allo psichedelico. Le musiche sono psichedeliche (e sono di Piero Piccioni), il montaggio è a tratti psichedelico. Premesso che sono una capra e non ci capisco molto, però guardare questo film è davvero difficile: la trama è semplice ma la narrazione è poco lineare. D’altronde, a posteriori, leggendo un po’ quale fosse il progetto del regista, ho anche un po’ compreso il motivo di una narrazione così sconnessa e di questo minestrone che vede insieme guardie, industriali, hippies, manifestanti, gente da discoteca e videoproiezioni con le black panther e Mao: Zuffi non era un regista e dopo questo film ha fatto ben poco nel cinema. Non gli interessava molto essere un regista, era uno scenografo, poco interessato alla narrazione, quanto alle ambientazioni, sembra. Il che spiegherebbe perché poi vedendo il film uno si becca minuti e minuti di deliri psichedelici, di flash di luci alternati all’oscurità totale, di hippies in costume che mettono in scena tragedie greche o, last but not least, che ci sta sempre bene, di gente che si accoppia abbastanza random (e con le musiche psichedeliche in sottofondo). (mo non fate che ve lo vedete per quest’ultimo motivo, che non sono tante le scene dove si accoppiano, ma io lo dovevo comunque dire perché qualcosa dovevo pur scriverla su questo film).


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